quartiere latino parigi

“Se hai avuto la fortuna di vivere a Parigi da giovane, dopo, ovunque tu passi il resto della tua vita, essa ti accompagnerà perché Parigi  è una Festa Mobile”.

Al n.74 di rue Cardinal-Lemoine nel V arrondissement abitó Ernest Hemingway appena arrivato a Parigi con la moglie Hadley. Ancor oggi in questa caratteristica zona dietro al Pantheon, molto frequentata dagli studenti universitari (non siamo molto lontani dalla Sorbonne), sono riconoscibili sprazzi di vita vera, di bar e di strade, come la deliziosa piazzetta de la Contrescarpe, descritti in alcuni suoi celebri romanzi: “Il sole sorge ancora”, “Le Nevi del Kilimanjaro”, ma soprattutto in “Festa Mobile”, libro di memorie pubblicato dopo la sua morte nel 1964.  “Non c’era nessun altro angolo di Parigi che amasse come questo, gli alberi scomposti, le vecchie case bianche dipinte in basso di scuro, il verde degli autobus nella piazza rotonda, la tintura porpora dei fiori sul marciapiede, l’improvvisa discesa di rue Cardinale-Lemoine verso il fiume e dall’altro lato lo stretto mondo affollato di rue Mouffetard”. Dopo qualche anno lo scrittore prende in affitto un piccolo attico, a due passi da rue Descartes, per farne il suo studio nella stessa casa dove abitó Paul Verlaine. Lo scrittore percorreva ogni giorno la vecchia strada acciottolata in discesa che lo conduceva ai giardini di Lussemburgo per poi raggiungere i suoi locali preferiti: la “Brasserie Lipp” nel quartiere Saint-Germain-des-Prés  la “Closerie des Lilas”  (nella cui terrazza terminó di scrivere Il Sole sorge ancora) a Montparnasse. Il suo ritrovo letterario era la libreria “Shakespeare & Company” di Sylvia Beach al n.12 di rue dell’Odèon (oggi la stessa libreria è al 37 di rue de la Bûcherie, sulla Rive gauche http://shakespeareandcompany.com/ frequentata negli anni venti da molti scrittori anglo-americani come James Joyce, Ezra Pound, Francis Scott Fitzgerald, resa famosa per aver fatto pubblicare libri all’epoca censurati nel Regno Unito e negli Stati Uniti, come l’Ulysse di James Joyce. Hemingway. Sempre in quegli anni Hemingway strinse amicizia con la scrittrice americana Gertrude Stein, personalità di spicco del movimento modernista che insieme a suo fratello Leo, riceveva nel suo salotto in rue de Fleurus (nei pressi dei giardini di Lussemburgo, nel VI arrondissement) giovani talenti del postimpressionismo e del cubismo, Picasso, Braque, Matisse e giovani letterati americani della “lost generation”, come magistralmente ricostruito  nell’esilarante film di Woody Allen Midnight in Paris.

Hemingway era anche un assiduo frequentatore delle corse dei cavalli che seguiva puntualmente all’ippodromo di Auteuil, a ovest di Parigi nel cuore dell’immenso Bois de Boulogne, dove incontrava amici ed era solito sorseggiare Bloody Mary al Course Restaurant. L’ippodromo ed il relativo ristorante ancora attivi hanno conservato il fascino del secolo scorso e meritano una visita insieme alle meravigliose serre d’Auteuil (Port d’Auteuil, linea 10)

Tornato a Parigi ormai scrittore di successo,  frequenta nuove tipologie di locali, come il bar dell’hotel Ritz (che oggi porta il suo nome) situato nella lussuosa cornice di place Vendôme; sono passati i tempi in cui come giornalista squattrinato non poteva permettersi di saldare il conto della cena di Natale al Café della Paix, ma il suo cuore rimase legato al quartiere e alle strade frequentate in età giovanile. Sarà infatti al n. 6 di rue Férou, che abiterà per qualche anno, a pochi passi dai giardini di Lussemburgo dove finisce la lunghissima rue Vaugirard dove viveva Scott Fitzgerald.

Festa Mobile rimane l’opera che più di ogni altra ha il merito di offrire  una visuale di Parigi in stato di grazia, protagonista di una vita artistica e culturale irripetibile dei primi del ‘900.

Quella fu la fine della vita a Parigi. Parigi non sarebbe mai più stata la stessa anche se era sempre Parigi e tu cambiavi mentre cambiava lei. Non tornammo mai piu’ nel Vorarlberg e nemmeno i ricchi vi tornarono più.
Per Parigi non ci sarà mai fine e i ricordi di chi ci ha vissuto differiscono tutti gli uni dagli altri. Si finiva sempre per tornarci, a Parigi, chiunque fossimo, comunque essa fosse cambiata o quali che fossero le difficoltà, o la facilità con la quale si poteva raggiungerla. Parigi ne valeva sempre la pena e qualsiasi dono tu le portassi tu ne ricevevi qualcosa in cambio. Ma questa era la Parigi dei bei tempi andati, quando eravamo molto poveri e molto felici.

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